Rivoluzionari?

Abbiamo dato conto, negli articoli precedenti, di una svolta inaspettata, e per alcuni versi, dirompente, durante i lavori di preparazione remota della Costituzione Sacrosanctum Concilium.

[cf. https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/09/11/12-novembre-1960-quellultimo-intervento-che-cambio-tutto/ ]

Dei lavori della Sottocommissione I De Mysterio sacrae Liturgiae eiusque relatione ad vitam Ecclesiae abbiamo riportato il testo presentato alla Plenaria della Commissione Preparatoria De Liturgia, nell’aprile 1961.

[Cf.  https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/09/12/ritrovare-il-grande-soffio/ ]

In attesa dell’annuale riapertura dell’Archivio Segreto Vaticano, dopo la pausa estiva, e di poter investigare più a fondo nelle redazioni precedenti, offriamo una nostra traduzione del testo, perchè anche chi non conosce perfettamente il latino possa formulare un proprio giudizio: quelle persone che alterarono l’ordine previsto delle questioni da trattare, chiedendo fosse manifesta una visione più teologica e meno giuridica e rubricale dei riti cristiani, erano davvero novatores – innovatori – rivoluzionari? Davvero cercavano una rottura con la tradizione o stavano riproponendo, di nuovo e con nuovo spirito, la dottrina tradizionale, oscurata da visioni parziali e riduttive?

Schema dottrinale proposto

Capitolo I: Il mistero della sacra liturgia

«Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio (Eb 1,1-2), che «mandò ad annunziare la buona novella ai poveri, a risanare i cuori affranti» (Is 61,1; Lc 4,18). L’opera della redenzione umana, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento, Cristo Signore l’ha compiuta principalmente per mezzo del mistero pasquale della sua morte, resurrezione dagli inferi gloriosa ascensione, mistero dal quale trae origine, cresce e si alimenta la Chiesa, perché davvero «i figli di Dio che erano dispersi siano riuniti insieme (Gv 11,52).

            Infatti, come Cristo fu inviato dal Padre, così Cristo inviò gli Apostoli e i loro successori. «Andate, proclamate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), non solo perché annunziassero che Cristo con la sua morte ci ha strappati dalla morte e con la sua resurrezione ci ha trasferiti nel regno del Padre, ma anche perché per mezzo dei sacramenti attuassero quanto annunciavano. «Ciò che infatti era visibile del nostro Redentore, è passato nei sacramenti» (Leone Magno, Serm., 74,2): mediante il battesimo, dunque, e mediante gli altri sacramenti, gli uomini vengono inseriti del mistero pasquale di Cristo, «con lui morti, sepolti e risuscitati» (Rom 6,4; Col 3,1; Ef 2,6; 2Tm 2,11) perché divengano in tal modo «i veri adoratori, che il Padre cerca» (Gv 4,23).

Perciò in ogni azione liturgica è presente Cristo, che parla a noi e continua questa medesima opera di salvezza che aveva compiuto vivendo sulla terra, e incessantemente rende lode a Dio Padre. La Chiesa, altresì, come Sposa dilettissima, aderisce con tutto il cuore e unisce la sua voce alla voce dello Sposo nella lode di Dio (Cf. Pio XII, Lett. Enc. Mediator Dei, n. 20, n. 2-3). Pertanto ogni celebrazione liturgica è «azione sacra per eccellenza» (Pio XII, Divini Cultus, (Ed. Bugnini 60), in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa, di cui si celebrano le nozze regali con il celeste sposo (Cf. Pio XII, Mediator Dei, 37,49).

Nella domenica, il giorno del Signore (Ap 1,10), cioè il giorno di Cristo gloriosamente risorgente, la Chiesa si raduna in assemblea per celebrare il mistero pasquale, sia leggendo «in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui» (Lc 24,27), sia compiendo l’eucaristia, nella quale «vengono ripresentati la vittoria e il trionfo della sua morte» (Conc. Trident., sess. 13, c. 5).

Ogni anno, una domenica, la Chiesa celebra un giorno solenne ossia la Pasqua del Signore e nostra, vegliando nella notte della resurrezione di Cristo e della nostra liberazione, aprendo il fonte battesimale. Questa festa, preparata dagli esercizi quaresimali e prolungata per cinquanta giorni, è il centro dell’intero anno liturgico, nel quale, poi, tutto il Mistero di Cristo è distribuito, dall’Incarnazione e dal Natale all’Ascensione e al giorno di Pentencoste e, nelle ultime domeniche all’attesa della beata speranza e della venuta del Signore (Tit 2,13).

            Dunque la liturgia terrena è pregustazione di quella celeste, che è la vera: «con tutta la milizia dell’esercito celeste cantiamo l’inno di gloria al Signore». Ma quando Cristo, vita nostra, apparirà, allora anche noi appariremo con Lui nella gloria (Col 3,4)

 Capitolo II

La relazione della S. Liturgia con l’intera azione della Chiesa

            Per quanto la S. Liturgia non comprenda l’intero ambito di azione della Chiesa, tuttavia è il culmine al quale tutte le cose devono tendere e allo stesso tempo la fonte da cui tutte procedono.

            Prima che gli uomini possano accostarsi alla s. Liturgia, è necessario che siano chiamati alla fede e alla conversione. «Come potranno invocarlo senza aver prima creduto? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno senza essere prima inviati? (Rom 10,14-15). Perciò la Chiesa, nelle varie fatiche missionarie, annuncia il messaggio della salvezza. Tuttavia tutti i suoi sforzi sono diretti a che gli uomini conoscano l’unico vero Dio, che mandò Gesù Cristo, si convertano dalle loro vie, siano riconciliati al Padre per mezzo del Battesimo e siano ammessi alla s. Liturgia e all’Eucaristia.

            Anche dopo aver ricevuto il battesimo, a coloro che si sono accostati alla Liturgia, la Chiesa deve sempre predicare la fede e la penitenza e disporli ai sacramenti.

            La stessa celebrazione liturgica non sarebbe autentica, se il pastore, in essa, non cercasse che il popolo possa parteciparvi attivamente, soprattutto consciamente e fruttuosamente.

            A sua volta, la celebrazione liturgica rinnova, attraverso l’Eucaristia, l’alleanza del Signore con gli uomini, e li conduce alla pressante carità di Cristo. Da qui sorgono tutte le opere di carità e di apostolato, i cristiani, che non sono del mondo, sono raccolti per essere luce del mondo e glorificare il Padre davanti agli uomini.

            Oltre a ciò, sebbene la sacra liturgia sia principalmente orazione al Padre e adorazione della Divina Maestà, e certamente anche dono di grazia divina, «è anche una ricca fonte di istruzione per il popolo fedele» (Conc. Trid. Sess. 22, cap. 8). «Più che i solenni documenti del Magistero ecclesiastico, hanno efficacia nell’informare il popolo nelle cose della fede e nel sollevarlo alle gioie interne della vita le annuali festività dei sacri misteri» (Pio XII, Enc. Quas Primas, cf. Bugnini, p. 57). Questo accade non solo perché nell’azione liturgica sono proposte verità di fede, ma soprattutto perché, guidando i fideli nella celebrazione dei misteri e aiutandoli perché vivano del sacramento, la Chiesa poco a poco nutre le anime con la conoscenza del Signore e maternamente introduce nella novità della fede.

P.S. In alcuni passaggi si è preferito seguire la traduzione, della Costituzione promulgata, proposta dall’Enchiridion Vaticanum / 1, e non piuttosto tradurre letteralmente, perché possano risultare meglio le evidenti relazioni fra i due testi.

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5 pensieri su “Rivoluzionari?

  1. Mi riallaccio ad un post precedente.
    Il rilievo di quegli esperti conciliari che paventavano “una visione e un concetto di liturgia solo come culto e come rito”, nasconde a mio avviso un paradosso o una sfasatura comunicativa.
    Il rilievo è, nello stesso tempo, corretto e sintomatico di un approccio che in breve avrebbe portato a sottovalutare o anche a promuovere una sorta di “cultura dell’abuso liturgico”.
    La sacrosanta ri-centratura teologica della liturgia non è assolutamente in questione, ma mi è difficile non intravvedere nel sospetto degli esperti i prodromi della svalutazione della componente cultuale e rituale.
    Svalutazione in controtendenza con l’idea forza di SC, per cui è dentro l’atto di culto che l’esperienza spirituale e la riflessione teologica su questa esperienza possono prosperare.
    In sintesi, intravedo – fra le luci dell’episodio – l’ombra di quella che gli studiosi conoscono come “rimozione del rito dal fondamento della fede”…

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  2. Gentile Lettore,
    se ho ben capito la sua osservazione, non sono in grado di formulare qui una risposta. Si tratta di un tema di teologia liturgica rilevante, la questione del valore della ritualità. Devo riconoscere una mia fatica ad associare alla ritualità in sé stessa un valore propriamente teologico. Occorre però certamente tenere presente l’espressione di Sacrosanctum Concilium 48, «per ritus et preces». Quello che posso dire qui è che uno dei periti della Sottocommissione I, incaricata della redazione del testo riportato nel post – ricordo che ho riportato solo la prima parte dell’intero documento, diviso in due parti, una più dottrinale e la seconda più pastorale e “concreta” -, e precisamente Martimort, fu anche il relatore, più tardi, del primo gruppo di studio incaricato della revisione del Coeremoniale Episcoporum. Da quanto ho potuto leggere, Martimort diede un impulso notevole affinchè il gruppo di studio iniziasse con celerità e senza indugio il lavoro di studio. Credo che se non si fosse data importanza alla componente della ritualità nella celebrazione, uno libro liturgico come il Cerimoniale sarebbe caduto nell’oblio, di fronte a tanto lavoro da svolgere come quello che si aveva davanti. La data del primo schema, ossia il primo fascicolo che testimonia l’attività del Coetus a Studiis 26 – De Coeremoniale Episcoporum – è il 18 ottobre 1964, e in quel testo si nota l’impulso di Martimort perché i lavori vengano avviati al più presto.
    Cf. P. MARINI, «Elenco degli “Schemata” del “Consilium” e della Congregazione per il culto divino (marzo 1964 –luglio 1975)», Notitiae 18 (1982) 455-772. Lo studio di Marini è riprodotto anche nel volume delle Edizioni Liturgiche Vincenziane Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium. Studi, Roma 1986.
    Grazie dell’attenzione.
    P.S. Lei faceva riferimento, nel suo commento, a quanto dicono gli studiosi sulla «rimozione del rito dalle fondamenta della fede»: se mi potesse suggerire qualche testo a proposito, potrò anch’io conoscere di più sull’argomento.
    Con cordialità La saluto,
    M. Felini.

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  3. Innanzitutto, l’autore dell’espressione è il ben noto prof. Grillo, cito ad esempio questo contributo del 1997
    (sempre valido nonostante la distanza temporale, che in questo caso è ancora più benefica, dato che ci libera dalle dolorose controversie degli ultimi anni):
    http://www.rivistaliturgica.it/upload/1997/articolo4-5_477.asp
    Se dovessi consigliare un testo, dove siano presenti insieme chi sostiene questa tesi e chi no, senza dubbio sarebbe questo:
    http://www.teologia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=129:sacramento-e-azione&catid=15:pubblicazioni-corsi-di-aggiornamento&Itemid=17
    I “pro” sono di Bonaccorso (e ovviamente di Grillo), i più o meno “perplessi” sono Angelini e Bozzolo; Girardi è per una via media.
    Ma sono contributi tutti ragguardevoli e la mia sintesi non rende loro giustizia.
    Fra i “ritualisti”, la posizione più radicale è quella di Roberto Tagliaferri (“La magia del rito” e “La tazza rotta” ad esempio) e di Aldo N. Terrin.
    La posizione programmatica di Inos Biffi
    (che lei ha citato in un successivo post https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/09/26/san-tommaso-reloaded/)
    è contenuta qui, fra i diversi contributi di un convegno dell’Accademia S. Tommaso:
    http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/san-tommaso/publications/dc7.pdf
    Grazie per la risposta, spero di esserle stato utile, dal mio piccolo.

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    • Gentile Lettore,
      mi fa davvero piacere la Sua risposta. Avere lettori così documentati è un’onore! La ringrazio dei suoi suggerimenti. Pur conoscendo gli autori citati, le confesso che ho letto molto poco di quella che ho sentito chiamare “la scuola di Padova”. Io ho studiato a sant’Anselmo, e ho imparato un approccio un pochino differente alle realtà sacramentali. Appena potrò, seguirò le sue indicazioni bibliografiche.
      m.f.

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  4. Pingback: Pontificia Commissio Praeparatoria De Liturgia, Subcommissio I…. | sacramentumfuturi

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